© Roie Galitz / Greenpeace

Se avete già sentito nominare la Kamchatka prima del disastro ecologico in corso, o siete giocatori di Risiko e avete passato ore e ore, notti e notti, a cercare di conquistarla, oppure siete naturalisti.

La Kamchatka è una penisola russa, situata nell’estremo Oriente della Siberia. Lunga oltre 2.000 chilometri, si affaccia sull’Oceano Pacifico ed è diventata Patrimonio dell’umanità dell’Unesco nel 1996. Grande come l’Italia, è abitata da appena 300 mila persone, tanti quanti quelli di un quartiere popoloso di Roma per intenderci. Selvaggia e montuosa, con oltre trenta vulcani attivi, è ricca di foreste, laghi cristallini e torrenti dove risalgono i salmoni.

Foto di Patrizia Chiozza

La specie simbolo è certamente la maestosa aquila marina di Steller, una delle aquile più grandi al mondo, così chiamata perché venne scoperta da Wilhelm Steller alla metà del Settecento nel suo primo viaggio in Kamchakta. Nel secondo morì insieme a Vitus Bering, danese, ammiraglio della flotta commerciale dello Zar di Russia. Da cui lo stretto e l’isola dove anche Bering morì e fu sepolto.

Altro protagonista di questa terra è l’orso bruno della Kamchatka. Sfiora i tre metri di altezza e raggiunge facilmente i 700 chili, tanto che i suoi esemplari più grossi contendono all’orso polare il titolo di carnivoro terrestre più grande del mondo. Viene evitato persino dalla tigre siberiana che quando lo incontra spesso ha la peggio.

© Roie Galitz / Greenpeace

Ricordo che con il dissolvimento dell’Unione Sovietica, nei primi anni Novanta, iniziarono i “pellegrinaggi” dei naturalisti italiani alla scoperta di questa terra affascinante e remota. Fino al 1990 era veramente terra ignota: nessuno straniero poteva metterci piede e gli abitanti della ex-URSS dovevano richiedere un permesso speciale per farlo.

Scriveva Michail Gorbaciov allora: “Il problema fondamentale è come creare una situazione felice per la vita umana. Intendo riferirmi con questo alla necessità di uno scrupoloso rapporto con la natura. Dobbiamo comportarci come padri di famiglia oculati che non pensano soltanto al tornaconto quotidiano ma anche a salvaguardare le ricchezze e le bellezze del paesaggio per le future generazioni”.

Abbiamo avuto rispetto della biodiversità di questa terra?

7 October 2020. Greenpeace activists explored two bays: Bolshaya Lagernaya and Shlyupochnaya.

Sembrerebbe di no. Uno scrigno di biodiversità dove nuotano diverse specie di balene, leoni marini di Steller, foche e lontre di mare è ora a rischio. Forse era meglio che la Kamchatka restasse associata a un luogo dell’immaginario e non a un disastro ambientale di cui sono ancora ignote le  cause. Un team di Greenpeace Russia, intanto, è da giorni nell’area colpita, per raccogliere testimonianze fotografiche di quanto sta accadendo ed effettuare campionamenti utili a individuare le fonti di inquinamento. Speriamo di capirne di più.