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#Clima #Consumi #Energia Rivoluzione energetica!

Tutti possiamo farlo: riprendiamoci il potere di produrre energia.

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Diesel near Norilsk which flows Pyasina river. © Anonymous / Greenpeace

La marea nera siberiana, oltre 20 mila tonnellate di diesel, che lo scorso maggio ha sconvolto, forse per decenni, decine di chilometri di fiumi (e laghi), ha lasciato il segno su 350 chilometri quadri nella penisola di Taymyr, nel nord della Russia. Come anticipavamo poco fa, ci vorranno decenni per bonificare (ammesso si possa fare davvero) e tanti, tanti soldi. Ma nel frattempo il responsabile del disastro, il gigante minerario Nornikel, ha versato i 148 miliardi di rubli (poco meno di due miliardi di dollari) della sanzione comminata dalla Corte Arbitrale di Krasnoyarsk.

È la sanzione più elevata mai inflitta in Russia per danno ambientale e c’è da sperare che serva a dare una svolta in un Paese che purtroppo di protezione ambientale ha estremo bisogno. A cominciare proprio da Norilsk, che da tempo ha fama di essere uno tra i posti più inquinati del Pianeta. La ricchezza del sottosuolo (nichel, palladio, cobalto, palladio), sfruttata da sei diverse miniere con oltre 3 mila chilometri di gallerie, ha fatto sorgere dal nulla Norilsk, costruita dagli internati del Gulag di Norillag (400 mila prigionieri, quasi 17mila morti). Gli impianti adibiti alla lavorazione dei minerali – che, tra parentesi, magari usiamo anche noi per telefoni o elettrodomestici – hanno emesso tonnellate di sostanze quali anidride solforosa, ossidi di azoto, monossido di carbonio, fenoli e cloro che, per decenni, hanno contaminato aria e acqua. E, ovviamente, gli oltre 180mila abitanti di Norilsk. Non sono sicuro che bastino, questi due miliardi.

Ma poi, è solo questo il problema? Il deposito di diesel che ha causato il disastro, a quanto sembra, ha ceduto a causa dello sprofondamento del suolo su cui poggiava. Un suolo in gran parte ghiacciato: quel permafrost che si sta sciogliendo a causa dei cambiamenti climatici. Ciò causerà danni alle infrastrutture – con conseguenze potenzialmente disastrose – ma il metano rilasciato dal permafrost che si scioglie è un pericolo ancora maggiore. È un gas serra pericolosissimo e nel permafrost ce ne sono intrappolati circa 1.500 miliardi di tonnellate. Con impatti sul clima, previsti a seguito di queste emissioni, che si stimano tra venticinque e sessantacinque mila miliardi di dollari nei prossimi decenni.

E questo è un problema per tutti. È bene infatti che ci si sbrighi a fare a meno dei combustibili fossili – carbone, petrolio e gas fossile – che, dell’emergenza climatica in corso, sono la causa principale.