In molte zone delle Filippine gli agricoltori stanno adattando le pratiche agricole per far fronte ai cambiamenti climatici, producendo cibo in periodi alterni di siccità e tifoni attraverso forme resilienti di agricoltura ecologica. E questo nonostante le promesse di alcuni scienziati che da anni continuano a prospettare loro la possibilità di sicurezza alimentare, grazie a una varietà di riso OGM che non è stato ancora sviluppato al di fuori di un ambiente di ricerca altamente controllato.

Parliamo del riso OGM conosciuto come “Golden rice”, tutt’altro che oro come il nome invece cerca di suggerire. Un prodotto che ha fallito come soluzione alla carenza di vitamina A, dato che non è ancora disponibile a livello commerciale dopo oltre venti anni di ricerca. Non solo: persino l’ente di ricerca che lo sta sviluppando, l’International Rice Research Institute (IRRI), ha ammesso che non vi è alcuna prova che sarà in grado di affrontare la carenza di vitamina A.

Quindi, in assenza della “panacea” promessa dai sostenitori dell’ingegneria genetica, gli agricoltori delle Filippine – Paese nel quale si svolge la ricerca del “riso dorato” – si sporcano le mani producendo alimenti in grado di nutrire loro e le loro famiglie e capaci di far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici. E Greenpeace li sta aiutando.

Così, quando veniamo accusati da un gruppo di scienziati di bloccare lo sviluppo di questo riso geneticamente modificato rispondiamo con la realtà dei fatti: il “Golden rice” non esiste. È solo un fallimentare e costoso esperimento. Invece, ciò di cui hanno bisogno le Filippine – e milioni di agricoltori in tutto il mondo –  sono sostegno e soluzioni reali da mettere in campo.

Questo non è solo il parere di Greenpeace, ma anche quello di scienziati con notevole esperienza in materia, come dimostrano le pubblicazioni dei risultati dei loro studi in letteratura scientifica.

Non è un caso che il caso “Golden rice” venga sollevato di nuovo proprio nei giorni che precedono una decisione importante sull’etichettatura dei prodotti OGM nello Stato statunitense del Vermont. Questo OGM è stato da sempre il manifesto pubblicitario dei gruppi di pressione pro-OGM desiderosi di spianare la strada per l’approvazione di altri OGM più redditizi.

L’agricoltura però non è un’attività “tecnologica” che punta solo a rendimenti elevati, ma va vista e progettata con un approccio multidisciplinare. I campi devono garantire biodiversità, fonti di acqua pulita e le aree rurali dovrebbero permettere economie floride e sostenibili.

Quindi, piuttosto che sostenere un esperimento costoso come il “riso dorato” – che in oltre venti anni non è riuscito a produrre risultati tangibili e ha solo distolto attenzione e risorse da metodi già disponibili e funzionanti – gli scienziati di tutto il mondo dovrebbero concentrarsi su pratiche agricole in grado di affrontare i cambiamenti climatici. La malnutrizione va affrontata attraverso una dieta più varia, un equo accesso al cibo e il passaggio a un’agricoltura resiliente.

Imporre il “Golden rice” come ipotetico rimedio tecnico alle persone in prima linea contro il cambiamento climatico non funziona, oltre che essere irresponsabile. Siccità e tifoni nelle Filippine non aspettano, e gli agricoltori filippini non hanno tempo di attendere una (ipotetica) gallina dalle uova d’oro che dopo venti anni ancora non arriva. Ci sono opzioni sicure ed efficaci già a disposizione per aiutare i contadini e le loro comunità, così come reali sono le possibilità per governi e comunità filantropica di sostenere tali sforzi.

Greenpeace sta conducendo una campagna per un cambiamento di paradigma, una transizione da un sistema di agricoltura industriale a uno di agricoltura ecologica. Un sistema alimentare basato sulla diversità invece che su infinite monocolture dipendenti da prodotti chimici. Un modello che lavora con la natura, anziché contro di essa. Questo modello agroecologico è sostenuto da scienziati indipendenti, agricoltori, comunità e consumatori di tutto il mondo.

Le biotecnologie sono la scienza della vita, e comprendono un’infinità di tecniche. Gli OGM sono solo una di queste tecniche, la più rozza e rischiosa, mentre esistono sistemi molto più all’avanguardia ed efficaci come la Mas (Marker Assisted Selection – Selezione Assistita da Marcatori), che sfrutta la conoscenza del Dna per identificare le caratteristiche migliori delle diverse varietà ed effettuare gli incroci più convenienti.

Una tecnica che sta già avendo brillanti risultati, senza i rischi degli OGM: aiuta a identificare le colture con caratteristiche utili, come l’aumento di vitamine o di sali minerali, adattabilità ai cambiamenti climatici, o la resistenza contro le malattie delle piante. Varietà di frumento resistenti alla siccità e varietà di riso resistenti alle inondazioni vengono già coltivate dagli agricoltori. E sta avvenendo ora, sul campo e con efficacia, con il concreto obiettivo di risolvere l’attuale crisi agricola e alimentare, con minori costi sia dal punto di vista economico che ambientale.

Autore

Da sempre appassionata di etologia, ecologia e ambiente. Lombarda di nascita, ha collaborato con il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Si è occupata di gestione dei rifiuti e bonifiche. Dal 2002 è la Responsabile Campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia e dal 2016 segue le problematiche legate agli accordi commerciali internazionali.

Federica Ferrario

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