#Consumi #Inquinamento #Mare

Più mare, meno plastica!

Il mare non è una discarica: chiedi alle aziende di abbandonare l’usa e getta.

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Volontari per la Reuse Revolution in un supermercato di Roma
Volontari per la Reuse Revolution in un supermercato di Roma

Tra ieri e oggi in occasione del Global Refill Day, la giornata internazionale promossa da Greenpeace in tutto il mondo per sensibilizzare i cittadini sulle alternative agli imballaggi in plastica monouso, volontari e simpatizzanti di Greenpeace si sono recati davanti ai supermercati di tutto il mondo per chiedere di impiegare alternative riutilizzabili per i propri acquisti quotidiani.

Sono queste le soluzioni che consentiranno di generare una vera e propria REUSE REVOLUTION, impedendo così che la Terra si trasformi in un Pianeta di plastica. Si tratta delle stesse soluzioni chieste da Greenpeace (insieme a più di 5 milioni di persone in tutto il mondo che hanno sottoscritto la petizione no-plastica.greenpeace.it) alle grandi multinazionali.

Soluzioni che sono già alla portata del mercato e che aziende come Nestlè, Coca Cola, Danone, Pepsi, San Benedetto e Ferrero non ci offrono continuando ad essere sempre più dipendenti da enormi quantità di packaging. È proprio questa dipendenza che poi determina l’immissione di quantità crescenti di plastica nell’ambiente, che soffoca i nostri mari e le straordinarie creature che li popolano.

In questo scenario la recente decisione del nostro governo di inserire una tassa sulla plastica da imballaggi sicuramente è un passo nella giusta direzione, che va a colpire tutte quelle aziende che da decenni abusano di questo materiale così problematico facendo enormi profitti a scapito dell’ambiente. Tuttavia per renderla realmente efficace dal punto di vista ambientale bisogna evitare la sostituzione con altri materiali non meno impattanti (carta e plastiche biodegradabili e compostabili) e incentivare tutte quelle alternative basate sullo sfuso e sulla ricarica che i volontari di Greenpeace hanno mostrato davanti ai supermercati.

Reuse revolution
Reuse Revolution!

Ma oggi è veramente possibile comprare sfuso o usare il proprio contenitore riutilizzabile in un supermercato?

A tanti sarà capitato di sentirsi dire, chiedendo di impiegare il proprio contenitore in un supermercato, che non è possibile utilizzarlo per questioni di igiene. In realtà però esistono tanti supermercati che offrono la vendita di prodotti sfusi nel nostro Paese, con intere catene che ne hanno fatto un vero e proprio motivo di vanto realizzando dei punti vendita in cui prodotti per l’igiene personale e domestica, frutta secca, pasta, farina e cereali per la colazione vengono venduti “alla spina”. E questi supermercati non sono certo considerati illegali e non hanno nemmeno permessi speciali. Pensiamo inoltre ai sacchetti dell’ortofrutta diventati obbligatori nei supermercati italiani ad inizio 2018. Se fino al 31 dicembre 2017 era possibile comprare un limone sfuso, attaccando l’etichetta direttamente sull’agrume, da gennaio 2018 è diventato obbligatorio utilizzare un sacchetto presente nel reparto ortofrutta.

Un vero e proprio paradosso, innescato da un cortocircuito tra ministeri, che si è parzialmente risolto dopo la sentenza del Consiglio di Stato cha ha dato il via libera ai consumatori ad utilizzare i propri sacchetti per frutta e verdure purché nuovi e idonei al contatto con gli alimenti. Oggi quel che avviene nella stragrande maggioranza dei casi è che gli operatori dei supermercati non verificano che i sacchetti di ognuno di noi siano effettivamente nuovi, quindi l’uso del proprio sacchetto è possibile.

Allora perché non iniziare, laddove è già possibile, ad acquistare prodotti sfusi con i propri contenitori vista l’inerzia delle multinazionali e nell’attesa che il governo incentivi queste soluzioni?

Facciamo partire insieme la REUSE REVOLUTION!

Volontari per la Reuse Revolution a Vicenza