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Entra in vigore oggi in modalità provvisoria il CETA, l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada, che mette a rischio gli standard europei in fatto di ambiente, benessere degli animali e sicurezza del cibo. Per questo abbiamo deciso di pubblicare oggi tre nuovi dossier che abbiamo redatto con l’Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP).

OGM, “lavaggio” della carne con sostanze chimiche, ormoni della crescita, clonazione animale:  il CETA potrà mettere a repentaglio gli standard europei su temi importantissimi e delicati. A rischio anche le nostre regole sull’indicazione del Paese d’origine in etichetta (Country of Origin Labelling – COOL).

Questo accordo dà alle grandi aziende dell’agro-business nord americane nuovi strumenti per attaccare gli standard europei, per questo gli Stati Membri devono rigettare il CETA, a cominciare dal nostro Paese che altrimenti agirebbe a tutto svantaggio del nostro tanto invidiato made in Italy.

L’applicazione provvisoria del CETA implica che da oggi oltre il 90% del trattato entra in vigore, nonostante manchi il via libera dei singoli Parlamenti nazionali e regionali degli Stati Membri.

E non è solo un discorso di “standard”: tra le misure in vigore già da oggi ci sono l’abbassamento dei dazi, l’aumento del volume di commerci, ma soprattutto l’avvio della cosiddetta “cooperazione normativa” che darà alle multinazionali un corridoio di accesso privilegiato ai decisori politici.

Se il CETA entrerà in vigore con il proposto sistema ICS di protezione degli investimenti, le grandi corporation nord americane dell’industria conserviera delle carni potranno denunciare a una corte arbitrale internazionale l’Ue e gli Stati Membri per i tentativi di espandere le norme sull’etichettatura di origine dei prodotti. Discorso analogo per la pasta e la volontà dell’Italia di introdurre relativa etichettatura d’origine. Il Canada esporta grandi quantità di frumento in Italia, che poi viene trasformato in pasta. Con l’entrata in vigore del CETA, iniziative come questa potrebbero essere passibili di condanne e pesanti sanzioni.

Per questo insieme alle principali organizzazioni della società civile, dei produttori e dei consumatori, oltre alle organizzazioni sindacali chiediamo nuovamente ai membri del Senato italiano di sospendere la ratifica del CETA, riaprire un dibattito più ampio nel Paese, anche in attesa del pronunciamento della Corte europea di Giustizia, e di affidare eventualmente la decisione al prossimo Parlamento, ormai alle porte. #StopCETA!

Leggi il nostro documento sul CETA