Mentre la crisi climatica avanza, le persone si sciolgono. 

È questo il messaggio che abbiamo portato stamattina al Colosseo, dove abbiamo messo al sole 3 statue di ghiaccio raffiguranti le persone più colpite dalla nuova ondata di calore – i lavoratori – rappresentati da tre categorie particolarmente esposte: un bracciante, un operaio edile e un rider.

Mentre le aziende fossili alimentano la crisi climatica facendo profitti enormi su petrolio e gas, la vita di cittadini e cittadine viene messa in pericolo da ondate di calore sempre più lunghe e intense. Ma a pagare deve essere chi inquina, non le persone!

Stop combustibili fossili

Chiedi con noi al Governo di accelerare la transizione energetica e liberarci dalla dipendenza da petrolio e gas.

Negli ultimi 5 anni le ondate di calore sono cresciute per impatto e frequenza 

A dircelo sono i dati del nostro nuovo report “Lavoratori a rischio per le ondate di calore”, che abbiamo realizzato sulla base dei dati di Worklimate e con il contributo della Cgil.

I fatti parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025 la frequenza delle giornate caratterizzate da un rischio caldo alto è aumentata del 60%, arrivando al 38% di tutte le giornate estive analizzate

Sempre negli ultimi 5 anni, durante l’estate, una media di 670 mila lavoratori al giorno (con picchi di 1,5 milioni) si è trovata potenzialmente esposta a rischio caldo alto1. Parliamo di quasi 1 lavoratore su 10 (il 9% degli occupati) nei soli territori provinciali e metropolitani dei capoluoghi di Regione che abbiamo analizzato.

E i rischi per la salute? Sono enormi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli ultimi 4 anni in Europa sono morte 200 mila persone a causa del caldo estremo2.

Le città in cui lavoratori sono più a rischio per il caldo intenso

A guidare la classifica per numero di lavoratori potenzialmente a rischio ogni giorno durante l’estate è la città di Roma (oltre 213 mila persone coinvolte), seguita da Milano (165 mila), Napoli (57 mila), Torino (48 mila), Bologna (37 mila) e Bari (33 mila).

Inoltre, ci sono città dove fa sempre più caldo e sempre più spesso. In particolare, Roma e Milano risultano le città più esposte con il 50% dei giorni estivi caratterizzati da rischio caldo alto. Seguono poi Cagliari e Bologna, con percentuali altrettanto elevate di rischio di giorni estivi bollenti (rispettivamente, il 48 e il 46%).

Servono misure concrete per fermare il cambiamento climatico: chiedile insieme a noi!

Le categorie di lavoratori più colpite

Il caldo è una minaccia quotidiana per chi fa lavori ad alto sforzo fisico. Non sorprende quindi che le categorie più a rischio, in estate, siano proprio quelle che richiedono un intenso consumo energetico:

  • Costruzioni (con una media di 251 mila persone coinvolte ogni giorno in estate)
  • Trasporto merci, logistica e rider (243 mila persone)
  • Manutenzione del verde e i servizi per edifici (125 mila persone) 
  • Agricoltura e silvicoltura (48 mila persone)

Il caldo colpisce di più chi fa lavori ad elevato sforzo fisico, perché quando il corpo genera più calore di quanto riesca a disperdere, la temperatura interna aumenta rapidamente e il rischio di collasso cresce.

Il corpo umano ha bisogno di pause, ombra, idratazione, turni adattati. Ma in molti settori queste strategie non sempre sono garantite. Il risultato è un paradosso: proprio a chi è chiesto di continuare a lavorare nonostante il caldo, si chiede anche di pagare il prezzo più alto dell’aumento delle temperature.

I responsabili di questi eventi climatici estremi sono sempre loro: le aziende fossili

I fatti sono chiari, e a sostenerli non è una voce qualunque ma l’IPCC, ovvero l’organizzazione delle Nazioni Unite per la valutazione dei cambiamenti climatici, secondo cui le emissioni legate ai combustibili fossili sono la causa principale della crisi climatica.

Studi recenti confermano che le due ondate di calore che stiamo vivendo – quella negli USA e quella in Europa – sono strettamente collegate alle emissioni delle industrie fossili3. E che, senza le loro emissioni climalteranti, l’ondata di calore di giugno in Europa sarebbe stata almeno 3,5°C più fresca nel 1976 e 2°C più fresca nel 20234.

Tutto questo dimostra ancora una volta che i colpevoli della crisi climatica hanno un nome: sono le industrie del petrolio e del gas. Per avere una vaga idea del loro impatto basti pensare che, solo nel 2024, secondo Carbon Majors 32 aziende fossili sono state responsabili di oltre la metà delle emissioni globali di CO₂.

E tra le aziende fossili colpevoli c’è l’italiana Eni, che ha un ruolo importante: è infatti tra i 21 maggiori produttori di petrolio e gas, la 16° in termini di sviluppo upstream al mondo e la 28° maggiore sviluppatrice di terminali di esportazione di GNL (Gas Naturale Liquefatto). E, non contenta, Eni prevede anche di incrementare la produzione di fonti fossili del 3-4% all’anno fino al 2030; poco importa se il mondo brucia.

La crisi climatica è alimentata dalle aziende fossili: chiedi con noi misure concrete per fermarle!

Chi inquina, paga!

Queste ondate di calore sempre più estreme non sono eventi eccezionali, ma la conseguenza di scelte energetiche ben precise: petrolio e gas. E a pagarne il prezzo sono le persone.

La collettività non può e non deve farsi carico dei danni causati dalle aziende fossili. È urgente tassare gli enormi profitti dei giganti del petrolio e del gas e destinare queste risorse a proteggere chi è più esposto agli impatti della crisi climatica. Allo stesso tempo, servono investimenti nella prevenzione, nell’adattamento climatico e in una transizione energetica rapida che riduca la dipendenza dai combustibili fossili, a partire da un piano di uscita dal gas entro il 2035.

Chi ha alimentato la crisi climatica deve assumersi la responsabilità dei suoi costi. Il principio “chi inquina paga” deve tradursi in politiche concrete: non è solo una questione ambientale, ma di giustizia climatica e sociale.

Stop combustibili fossili!

Chiedi con noi al Governo di accelerare la transizione energetica e liberarci dalla dipendenza da petrolio e gas.


Fonti e note:

  1. La valutazione si basa su indicatori biometeorologici che combinano diversi fattori, tra cui temperatura, umidità, radiazione solare e ventilazione, oltre che considerare lo scenario lavorativo e in particolare l’intensità dell’attività svolta ↩︎
  2. Climate and Health in Europe: Key Insights from ESOTC 2025
    ↩︎
  3. Fossil Fuels Are Heating America’s 250th Birthda  ↩︎
  4. Fossil fuel emissions have rapidly worsened European heatwaves in just a few decades ↩︎