Ogni anno nell’Unione Europea vengono distrutti 230 milioni di capi di abbigliamento nuovi1. Uno spreco enorme, con risvolti drammatici per l’ambiente.

Ma c’è una buona notizia: dal 19 luglio le grandi aziende tessili dell’Unione Europea non potranno più distruggere abiti, accessori e calzature2. L’obiettivo? Promuovere il riutilizzo e il riciclo, ridurre l’impatto ambientale del settore e incoraggiare un uso più consapevole delle risorse.

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© Fred Dott / Greenpeace

Cosa stabilisce la nuova legge

Ecco cosa prevedono le nuove norme stabilite dal Regolamento sulla progettazione eco-sostenibile dei prodotti (ESPR):

  1. Le aziende tessili dell’Unione Europea non potranno più distruggere abiti, accessori e calzature rimasti invenduti o restituiti dai clienti. Il provvedimento si applica da subito alle grandi aziende, mentre le medie imprese hanno tempo fino al 2030 per adeguarsi.
  2. Le aziende dovranno dare priorità alla circolarità dei prodotti: dovranno venderli, donarli a enti di beneficenza o imprese sociali, oppure prepararli per il riuso (tramite riparazione, ricondizionamento o rigenerazione).
  3. La distruzione sarà consentita solo in determinate circostanze (ad esempio per motivi di sicurezza o a causa di danni al prodotto) e dovrà essere svolta in conformità con la gerarchia di trattamento dei rifiuti.
  4. Le aziende avranno anche l’obbligo di rendicontazione annuale sui volumi di invenduti smaltiti, sui motivi e sulle destinazioni (riutilizzo, riciclo, recupero energetico o smaltimento)

Dobbiamo ridurre la produzione del fast fashion e cambiare le nostre abitudini di consumo

Le nuove norme che vietano la distruzione dei capi invenduti sono un segnale positivo, ma non dobbiamo dimenticare i settori tessili come quello del fast fashion portano con sé un problema fondamentale da risolvere a monte: la sovrapproduzione.

Marchi come Shein, Temu, Zara e H&M immettono sul mercato centinaia di nuovi modelli ogni settimana, alimentando una cultura dell’usa e getta che genera tonnellate di rifiuti tessili.

Per cambiare il ciclo insostenibile del fast fashion, marchi e consumatori devono collaborare: le aziende devono produrre meno abiti e di maggiore qualità e noi, lato nostro, dobbiamo acquistare con più attenzione, scegliendo capi durevoli ed evitando i materiali dannosi per l’ambiente (come il poliestere, derivato del petrolio).

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Fonti:

  1. Tagesschau (2021) No end to the destruction of goods in sight? 8th April 2021; ↩︎
  2. Ban on destruction of unsold clothes and shoes enters into application (European Commission) ↩︎