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Pesca eccessiva

Pagina - 12 maggio, 2015
La nostra avidità sta svuotando gli oceani. Nel Mediterraneo la situazione è drammatica: oltre il 90% degli stock ittici valutati è sovrasfruttato. Gli scienziati avvertono che l'eccessivo sfruttamento delle risorse di pesca rischia di cambiare per sempre il volto dei nostri mari. In un futuro non troppo lontano, il pesce potrebbe essere merce rara e costosa.

Pesci alle corde

Troppo spesso l'industria della pesca riesce a sfruttare intere zone prima che sia possibile valutare l'impatto di queste attività sugli ecosistemi. La regolamentazione del settore è del tutto inadeguata e i controlli sono insufficienti.

La pesca moderna è una macchina da guerra, fatta di imbarcazioni enormi, di equipaggiamenti sofisticati, di sonar che scovano anche il più piccolo dei pesci negli abissi degli oceani. Pescherecci con reti che possono raggiungere anche 600 metri di lunghezza, in grado di pescare anche 300 tonnellate di pesce al giorno, attrezzate per la lavorazione e il congelamento a bordo del pescato e capaci di navigare anche per grandi distanze con enormi carichi di pesce. Questi mega pescherecci, che abbiamo definito “Monster Boats” stanno svuotando i nostri mari ed esportando il problema della pesca eccessiva in tutto il mondo. Vanno fermati subito, perché la natura non riesce a tenere il ritmo di questi prelievi, e purtroppo le popolazioni ittiche sono in esaurimento.

I grandi pesci predatori - un indicatore chiave della salute dell'ecosistema - stanno svanendo a un ritmo preoccupante e il 90 per cento dei grandi pesci - come i tonni, i pesci spada e i merluzzi - sono stati già pescati. Eppure la pesca industriale è cominciata solo negli anni Cinquanta. L'estinzione dei predatori potrebbe determinare un riassestamento di tutti gli equilibri dell'ecosistema marino: specie di grande valore commerciale potrebbero essere sostituite da altre di scarso pregio. E così, al posto dei merluzzi, dei pesci spada e dei tonni che abbiamo mangiato, o sprecato, negli ultimi anni, potrebbe esserci un'indiscriminata distesa di ... meduse.

Il collasso delle zone di pesca

Il sovrasfruttamento e la gestione inefficace delle risorse ittiche ha già portato al collasso alcune zone di pesca, con conseguenze impressionanti. Nel 1992, dopo decenni di eccessi, è stata chiusa la pesca al merluzzo in Canada e 40mila posti di lavoro sono andati in fumo. Gli stock di merluzzo nel mare del Nord e nel mar Baltico stanno prendendo la stessa piega e sono assai vicini al collasso.

Invece di cercare una soluzione al problema nel lungo periodo, l'industria del settore ha spostato l'attenzione su altre aree di pesca. Ma questa non è certo una soluzione. I politici continuano a ignorare i consigli degli scienziati per una corretta gestione del patrimonio ittico, che tuteli le specie minacciate imponendo pratiche di pesca sostenibili e riducendo la capacità delle flotte.

Il caso della pesca eccessiva di sardine e acciughe nel Canale di Sicilia.

Non solo i grandi predatori del mare sono a rischio. Anche per le specie più piccole, come ad esempio il pesce azzurro e in particolare acciughe e sardine, la situazione è grave. Gli scienziati hanno da tempo lanciato l’allarme: gli stock di acciughe e di sardine del Mar Adriatico e del Canale di Sicilia sono pescati in modo eccessivo e il loro declino è drammatico. Peschiamo più di quanto dovremmo e più di quanto questi stock sono in grado di sopportare.

Cosa fa il nostro governo per risolvere la situazione?

In Italia la pesca di piccoli pelagici (acciughe e sardine) rappresenta una delle catture principali e in Sicilia è anche una delle attività più tradizionali e tipiche dello Stretto di Sicilia. A partire dalla fine degli anni ’90, oltre alle tradizionali “lampare” (reti a circuizione per la pesca di pesce azzurro), grazie alla concessione di “autorizzazioni speciali” è stato consentita la pesca di queste specie anche alla flotta delle volanti a coppia (reti semi-pelagiche trainate in coppia da due imbarcazioni), nonostante tali stock fossero già in declino. Si tratta di “finte” licenze temporanee, che dovevano avere precisi scopi di monitoraggio delle attività di pesca, per un periodo di tempo limitato. Di fatto sono state rinnovate per oltre 15 anni, senza un giustificato motivo e nonostante gli avvertimenti degli scienziati che suggerivano al contrario di ridurre le attività di pesca. Invece di adottare misure di gestione sostenibili il Ministero ha preferito incrementare in modo ingiustificato lo sforzo di pesca, per di più favorendo una flotta – quella delle volanti - meno selettiva e sostenibile rispetto alle tradizionali “lampare”.

Il risultato: oggi gli stock sono sovrasfruttati e in continuo declino. Un danno per il mare ma anche per il reddito degli stessi pescatori e per l'intero indotto: a Sciacca, il settore ittico-conserviero – un tempo fiorente - che trasforma e inscatola acciughe e sardine, è in forte declino. Negli ultimi anni i produttori hanno dichiarato perdite fino al 50% del loro fatturato.

Abbiamo protestato contro questo “esperimento pericoloso” e siamo finiti sotto processo ma non ci fermeremo. Abbiamo denunciato questo inaccettabile sistema di gestione della pesca e degli stock ittici all’UE e aspettiamo di sapere quanto quest’incredibile vicenda sia considerata compatibile con i principii di sostenibilità che l’Unione Europea sostiene di voler applicare al settore ittico.

Questa pesca svuota il mare e va fermata. Subito! Firma il nostro appello innomedelmare.greenpeace.it

Per approfondimenti:
Rapporto "Un piccolo pesce in grande pericolo" 25 giugno, 2015
Rapporto "Futuro a rischio per il pesce azzurro nel Canale di Sicilia" 29 aprile, 2013
Rapporto "Pesce azzurro al collasso" 28 settembre, 2012

    

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