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#Agricoltura #Biodiversità #Cibo Salviamo le api!

Le api fanno molto più del miele: aiutiamo gli impollinatori a non scomparire.

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Inquinamento ambientale e danneggiamento. Per queste ipotesi di reato, le associazioni di apicoltori (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani (U.N.A.API.), Apilombardia e Apicoltori Lombardi) hanno depositato una denuncia presso la Procura della Repubblica. La moria di api che si è registrata lo scorso agosto ha coinvolto circa 8 o 9 milioni – sì milioni – di api!

Quando e dove?

L’8 agosto inizia la moria e prosegue almeno fino al 12 agosto. Ci troviamo nel territorio compreso tra i Comuni di Azzanello (CR), Genivolta (CR), Villachiara frazione di Villagana (BS), Borgo San Giacomo (BS). Tutti comuni a cavallo del fiume Oglio, zona storicamente agricola e dove ad agosto si trovava un susseguirsi di campi di mais e soia, per lo più destinati a diventare mangime per animali stipati in allevamenti intensivi.

Foto di @Matteo Federici

Cosa è accaduto?

Una moria impressionante di api. L’avvelenamento di oltre 200 alveari che ha portato al decesso di intere famiglie o a importanti spopolamenti a causa della morte di decine di migliaia di api all’interno o all’esterno dell’arnia, con tassi di mortalità dal 40 al 100% delle api.

Nei casi più gravi i corpi delle api morte, ammassati davanti alle porticine di volo dell’arnia, bloccavano l’uscita delle api portando a morte per asfissia il resto dell’alveare.

Un’apocalisse per questi importantissimi impollinatori, che si è scatenata da un giorno all’altro diversi apiari coinvolti nella moria erano stati visitati il giorno precedente dagli apicoltori e le famiglie non mostravano alcun segno di sofferenza.

Cosa le ha uccise?

Su richiesta degli apicoltori che hanno trovato gli alveari disastrati, sono intervenuti i veterinari delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS) delle zone coinvolte e i Carabinieri Forestali, che hanno prelevato campioni per effettuare le analisi di rito e avviare le indagini.

Le analisi degli apiari cremonesi evidenziano la presenza costante di due principi attivi: indoxacarb  e chlorantraniliprole. Sono sostanze che vengono usate per diverse formulazioni commerciali di insetticidi, comunemente usati su mais e altre colture. L’ATS bresciana ha comunicato che dagli esami si evidenzia “la presenza in quantitativi significativi nelle api morte e in minor quantità in polline e miele dei principi attivi di un fitosanitario specifico utilizzato sul mais”.

Foto di @Matteo Federici

Per essere chiari, vista la vastità e l’ampiezza del fenomeno, non può trattarsi di un atto vandalico sugli alveari, ma di sostanze che le api hanno – purtroppo – incontrato nel territorio circostante, durante la loro opera di raccolta del polline.

Fra le ipotesi sulle cause, l’uso di insetticidi direttamente su colture in fioritura, dove appunto volano le api per raccogliere il polline, o la deriva tramite il vento dell’insetticida su una coltura limitrofa in fioritura a quella oggetto del trattamento.

E gli altri impollinatori?

Mentre per le api presenti negli alveari è possibile fare una stima delle perdite, impossibile calcolare l’impatto sul resto degli insetti, come bombi, farfalle, coccinelle… Non è dato saperlo.

Risulta praticamente impossibile fare delle stime sulle perdite per il resto dell’entomofauna selvatica, e degli impatti sugli animali che di quegli insetti si nutrono. L’unica cosa che sappiamo per certo è che nei prossimi decenni il 40% delle specie di insetti rischia di finire nelle liste di quelli a rischio di estinzione se non invertiamo la rotta.

Fattori quali pesticidi e pratiche agricole dannose, la perdita di habitat, i cambiamenti climatici stanno contribuendo ad accelerare la scomparsa degli insetti, i quali svolgono funzioni importanti negli ecosistemi che non possono essere replicate dalla tecnologia o da qualsiasi altra innovazione. Il servizio di impollinazione svolto da insetti come le api significa che le colture dipendono da loro per riprodursi e sopravvivere, ed è l’esempio più evidente.

Il punto, quindi, è che non possiamo più permetterci questi avvelenamenti.

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Vanno profondamente modificate le pratiche agricole intensive che, come questo caso ci mostra prepotentemente, impattano in modo insostenibile sugli insetti impollinatori e sulla biodiversità, e come indicato anche nella strategia europea Farm to Fork (dal produttore al consumatore), va progressivamente diminuito il ricorso ai pesticidi in agricoltura, fino ad una loro totale eliminazione. Servono inoltre misure collegate alla nuova PAC (Politica Agricola Comune) che includano nuovi criteri e nuovi approcci produttivi in campo agricolo, con l’introduzione di premialità per coloro che adottano pratiche e tecniche agricole ecosostenibili e alla procedura di valutazione dei rischi dei pesticidi vanno applicate adeguate linee guida a livello europeo per analizzare i potenziali rischi sia per le api adulte che per le larve, nonché per altre specie di impollinatori come le api solitarie e i bombi.

Una nuova agricoltura

Le proposte per la nuova PAC però, votate di recente da Parlamento e Consiglio europei, al momento vanno in direzione nettamente contraria, miliardi di soldi pubblici che andranno a tutelare solo gli interessi dei maggiori produttori industriali e dei proprietari terrieri più ricchi, mentre agricoltori virtuosi, natura e ambiente sono stati messi da parte, insieme agli obiettivi climatici dell’Ue che sono ora a rischio. Miliardi di euro di denaro pubblico che spingeranno ulteriormente l’agricoltura verso la catastrofe climatica, a meno che la Commissione europea non cestini queste proposte e ricominci da zero, per il bene di tutti.

Nell’Unione europea, il 71 per cento della superficie agricola è utilizzato per l’alimentazione di animali in gran parte rinchiusi in allevamenti intensivi. La maggioranza della produzione agricola europea si basa su monocolture irrorate con pesticidi e fertilizzanti sintetici, come nel caso che ha portato a questo avvelenamento di api.

La strategia Farm to Fork e i fondi in arrivo col Recovery fund sono opportunità che non possiamo perdere per stabilire una nuova rotta per il sistema agroalimentare europeo. Una rotta che deve puntare a un sistema di produzione e consumo sostenibile dal punto di vista ambientale, basato su produzione e consumo di meno carne e prodotti lattiero-caseari, e su più frutta e verdura locale e di stagione e coltivate con metodi ecologici. Così facendo preserveremo non solo la nostra salute, ma anche l’ambiente e chi insieme a noi lo abita, come le api.