Want to do more?
#SaliABordo Volontariato e Attivismo

Se vuoi davvero cambiare il mondo, questo è un buon punto da cui partire!

Partecipa ×
Nuclear Action at Former Nuclear Plant in Italy. © Matteo Nobili
Greenpeace activists climb on the roof of the former nuclear power plant of Montalto di Castro and unfurl a banner depicting a parody of “The Scream” with the nuclear symbol. © Matteo Nobili

È stata resa pubblica oggi la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) e cioè la mappa delle aree che potranno ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani (di bassa e media attività). Ne fanno parte 67 aree, concentrate in 7 diverse regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna (la mappa completa si trova qui).

In attesa di studiare l’applicazione dei criteri che ha portato alla stesura di questa mappa, possiamo dirlo subito chiaramente: non condividiamo la strategia scelta dall’Italia, basata sull’unica ipotesi di dotarsi di un solo Deposito Nazionale.

Ospitare, come previsto attualmente, in un solo luogo i rifiuti di bassa attività a lungo termine e “temporaneamente” (diverse decine di anni) le scorie di media ed alta attività, vorrebbe dire essere l’unico caso al mondo di gestione combinata dei rifiuti nucleari.

Le implicazioni non sono certo secondarie: da un lato è possibile che si decida di “nuclearizzare” un nuovo sito vincolandolo a lungo termine alla presenza di rifiuti pericolosi e dall’altro si mette in secondo piano, nonostante la previsione di una consultazione pubblica,  il parere dei cittadini e degli enti che li rappresentano territorialmente, che dovrebbero dare il consenso a ospitare il deposito unico.

Sarebbe stato più logico verificare più scenari e varianti di realizzazione del Programma utilizzando i siti esistenti o parte di essi e applicare a queste opzioni una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), in modo da evidenziare i pro e i contro delle diverse soluzioni.

Il Programma non può, come è ovvio, risolvere la questione definitivamente, ma di fatto propone una lunga transizione, stimabile nell’ordine di un secolo, in cui la parte minore in volume dei rifiuti nucleari, ma fortemente maggioritaria della radioattività, è gestita “temporaneamente” in un Deposito unico che non può ospitarla definitivamente.

A questo link è possibile consultare il documento con tutte le osservazioni che Greenpeace Italia ha presentato nel 2017 alla proposta di Programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi