Fermiamo lo smog, abbiamo il diritto di respirare a pieni polmoni.

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La crisi dell’inquinamento atmosferico non è qualcosa di cui si discute solo in Italia e solo in questo periodo dell’anno. L’aria che respiriamo causa spesso effetti dannosi sulla salute delle persone un po’ in tutto il mondo. Ma non finisce qui: una delle principali cause dell’inquinamento dell’aria, e cioè i combustibili fossili, è anche la causa più importante dei cambiamenti climatici, che minacciano tutti noi e il Pianeta stesso su cui viviamo.

Ci sono però delle soluzioni a questa crisi. Eccone qui tre modi da cui possiamo iniziare per far tornare pulita l’aria che respiriamo (e proteggere il clima del Pianeta).

  1. Abbandonare il carbone
RWE lignite fired coal power station Neurath. Smoke coming out of the cooling towers.

Tutti i combustibili fossili producono grandi quantità di emissioni di gas serra e agenti inquinanti, e il carbone è sicuramente il peggiore. Il carbone è anche tossico, perché la sua combustione rilascia elementi come mercurio, arsenico e piccole particelle di fuliggine, che se respirate causano danni al cuore, ai polmoni e maggiori probabilità di ictus.

Nonostante questo, il carbone è diffusissimo nel mondo, e al momento fornisce più di un terzo dell’elettricità mondiale. Le centrali a carbone hanno impatti devastanti sul clima e sulla salute dei cittadini, sia di quelli che vivono nei pressi degli impianti, che di quelli a migliaia di km di distanza.

Per questi motivi dobbiamo abbandonare al più presto questa fonte energetica, e garantire che non venga sostituito da false soluzioni come il gas fossile. L’Italia si è impegnata a uscire dal carbone entro il 2025, ma proprio qualche giorno fa la versione definitiva del PNIEC (il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) sembra aver rimesso in discussione questo obiettivo, subordinandolo alla possibilità di avere pronte altre soluzioni energetiche e infrastrutturali. Ciò è inaccettabile non solo perché non possiamo più andare avanti con il carbone, ma perché si rischia di dare ulteriore spazio al gas fossile, che al di là di tutte le dichiarazioni green del nostro governo e di molte aziende energetiche, resta il principale protagonista delle politiche energetiche italiane per il prossimo decennio. La vera soluzione è invece puntare con coraggio sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica.


2. Rivoluzionare i trasporti

Greenpeace activists protest against climate-damaging cars with an over-dimensional so-called monster truck in front of an entrance to the IAA in Frankfurt, which is about to start the same day.

Il petrolio è invece il protagonista del settore dei trasporti, dato che la maggior parte delle auto sono alimentate a benzina o diesel. Le cosiddette auto a motore termico producono CO2 e altri gas climalteranti, oltre a produrre sostanze inquinanti come il biossido di azoto (NO2) che hanno impatti nocivi sulla salute delle persone.

Si tratta quindi di abbandonare un modello di mobilità incentrato sull’auto privata (e inquinante) e di rivoluzionare il sistema dei trasporti. Servono più infrastrutture per spostarsi a piedi e in bici nelle città, un trasporto pubblico efficiente e accessibile a tutti, diffusione della mobilità condivisa ed elettrica, e decisamente meno auto in circolazione. Per quando non si può fare a meno dell’auto, allora va favorita l’auto elettrica, alimentata da un mix energetico sempre più rinnovabile, con veicoli più piccoli, leggeri ed efficienti.

In Italia abbiamo esempi di città che si sono impegnate per limitare il traffico di auto e favorire forme di trasporto meno inquinanti, ma rispetto ad altri paesi europei siamo ancora indietro. Non ci sono all’orizzonte prospettive per un bando della vendita dei veicoli a motore termico, come in alcuni dei nostri vicini europei, e le grandi città fanno ancora troppo poco per migliorare la mobilità sulle loro strade. Roma ad esempio, dopo aver annunciato il bando dei diesel (i peggiori per la produzione di NO2) dal centro della città entro il 2024, ha finora intrapreso azioni troppo timide e parziali, senza ancora rendere pubblica la tabella di marcia per arrivare al risultato del 2024.


3. Unirsi per farsi sentire

Under the motto “Get out of the Combustion Engine – Traffic Turnaround Now!” more than 20.000 people are protesting in Frankfurt.

Alcune delle soluzioni di cui abbiamo parlato sono per fortuna già realtà in molte parti del mondo, e questo grazie anche all’azione delle persone, che si sono unite e hanno fatto sentire la propria voce.

Le preoccupazioni riguardo alla qualità dell’aria a Shenzen, in Cina, hanno portato all’elettrificazione della flotta cittadina di bus. Migliaia di genitori in Belgio si sono mobilitati perché l’aria fuori dalle scuole dei loro figli era molto inquinata. Ora Bruxelles bandirà le auto a benzina e diesel dal 2030 e investirà su trasporto pubblico e infrastrutture ciclistiche. La Turchia ha chiuso cinque centrali a carbone dall’inizio dell’anno, segno che le preoccupazioni e le mobilitazioni dei cittadini per il clima e la salute hanno impatto sui governi. In Italia abbiamo convinto Generali, la più grande compagnia assicurativa del nostro paese, ad adottare una strategia sui cambiamenti climatici ambiziosa, anche se alcune significative eccezioni la tengono ancora legata al mondo del carbone (e per questo stiamo continuando la nostra battaglia).

Le soluzioni all’inquinamento atmosferico (e al cambiamento climatico) quindi ci sono, e sono anche di più di quelle qui elencate, ma serve l’impegno dei governi e delle grandi aziende. Per questo è più necessario che mai continuare a far sentire forte la nostra voce in difesa del Pianeta.