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#Agricoltura #Biodiversità #Cibo #Consumi #Foreste Non mangiarti le foreste!

L’80% della deforestazione del mondo è causata dalla produzione intensiva di materie prime, soprattutto agricole: praticamente, cibo che divora le foreste. Soia, olio di palma,…

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Mentre è in corso in Brasile la mobilitazione dei Popoli Indigeni per la difesa dei propri territori, siamo scesi in piazza in Italia e in Europa in difesa della foresta e per sensibilizzare le persone sul legame tra deforestazione, clima e violazione dei diritti umani. 

In vista della Giornata mondiale dell’Amazzonia, che si celebra oggi 5 settembre, le nostre volontarie e i nostri volontari si sono attivati in diverse città italiane con un quiz per sondare la conoscenza dei passanti sulle cause degli incendi e della deforestazione che mettono in pericolo l’Amazzonia. 

Dalle risposte è emerso come, spesso, gli italiani non siano ancora pienamente consapevoli che gli incendi in Amazzonia, la foresta pluviale più importante del Pianeta, sono legati anche ai nostri consumi. Eppure, ogni due secondi, nel mondo un’area di foresta grande come un campo da calcio viene rasa al suolo, soprattutto allo scopo di produrre soia per mangimi e per fare spazio a pascoli di bovini, poi venduti anche sul mercato Ue. Ciò accade in particolare in Sudamerica, dove gli incendi sono spesso dolosi. Nell’Amazzonia brasiliana, fra gennaio e luglio di quest’anno sono stati dati alle fiamme oltre ottomila chilometri quadrati.

La distruzione delle foreste è una minaccia globale

Ciò che mangiamo sta facendo ammalare il Pianeta e minaccia anche la nostra salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, il rischio di epidemie aumenta quando gli equilibri naturali sono alterati dalla deforestazione, perché si moltiplicano le occasioni di entrare in contatto con virus e batteri patogeni che dagli animali possono trasmettersi agli esseri umani compiendo un salto di specie (spillover). 

Le foreste, inoltre, hanno un ruolo importante nella regolazione del clima. Secondo un recente studio internazionale condotto dal Consiglio nazionale delle ricerche di Torino (Cnr-Isac) e pubblicato sulla rivista Global Change Biology, la deforestazione in Amazzonia potrebbe portare a una riduzione annuale delle precipitazioni del 55-70%. Questo avrebbe ripercussioni globali, anche in Italia. Gli incendi di questa estate sono stati particolarmente drammatici e, secondo un dossier di Europa verde, dall’inizio dell’anno nel nostro Paese sono bruciati 158 mila ettari di territorio. 

La perdita di biodiversità va di pari passo con le violazioni dei diritti umani

La distruzione delle foreste mette in pericolo la sopravvivenza e i diritti delle comunità che le abitano. Per difendere i loro territori, oltre seimila partecipanti appartenenti a 176 diversi Popoli Indigeni del Brasile sono riuniti dallo scorso 24 agosto a Brasilia, capitale dello Stato sudamericano, per lo “StruggleForLife Camp” in attesa del giudizio della Corte suprema federale brasiliana sul futuro delle terre indigene protette e in particolare su una norma chiamata “Marco Temporal”. Questa norma permetterebbe alle lobby dell’agribusiness e delle attività estrattive di intensificare l’accaparramento delle terre, sottraendole alla foresta e a chi la abita e difende da generazioni. 

Se il “Marco Temporal” sarà giudicato incostituzionale, i Popoli Indigeni avranno finalmente la possibilità di difendere e rivendicare legalmente l’assegnazione delle loro terre ancestrali. In caso contrario, aumenterebbero i conflitti legati alle invasioni e allo sfruttamento delle terre. 

Non possiamo permettere che ciò accada!

Per proteggere la foresta e i diritti di chi la abita, è urgente che:

  • il Brasile riconosca i diritti e la proprietà delle terre ai Popoli Indigeni;
  • l’Unione europea approvi una rigorosa normativa per impedire l’ingresso sul mercato comunitario di prodotti e materie prime legati alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani. 

Unisciti anche tu alle nostre richieste e aiutaci a salvare l’Amazzonia!