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Che 2018 che si va concludere! Un anno pieno, anzi pienissimo, di novità, manifestazioni, speranze, azioni, non senza qualche delusione, scivolata e imprevisti , come sempre nella vita, ma… voi c’eravate e ci avete aiutato a denunciare i crimini ambientali. Vi ricordate cosa è successo?

  • Abbiamo indagato insieme a voi sull’inquinamento da plastica 

Il primo posto del 2018 non possiamo non darlo “alla plastica”: con il vostro aiuto siamo riusciti a mappare la situazione dell’inquinamento causato da questo materiale sulle coste italiane. A settembre abbiamo pubblicato i risultati di “Plastic Radar”, l’iniziativa che avevamo lanciato in estate  – appena pochi mesi prima – per raccogliere le segnalazioni di rifiuti in plastica con WhatsApp e far luce sullo stato delle spiagge, dei fondali e dei mari italiani. Non è stata l’unica volta che abbiamo parlato di quest’invasione plastica… e forse alcuni di voi ricorderanno le immagini di due balene di 6 e 3 metri sulla piazza della Rotonda, proprio di fronte al Pantheon a Roma, mentre emergevano da un mare di… plastica usa e getta!

  • Ci siamo dati una mossa per salvare le foreste dall’olio di palma

Sappiamo bene che quando non muoiono arsi vivi nei roghi appiccati per distruggere la foresta indonesiana e fare spazio alle piantagioni di palma da olio, gli oranghi fuggono e diventano vittime dei bracconieri.  Potevamo tacere di fronte alla produzione scriteriata di olio di palma? Certo che No. Vi abbiamo svelato i nomi dei produttori responsabili di deforestazione e i nomi delle aziende che si riforniscono da loro. E qualcosa lo abbiamo ottenuto: Wilmar, uno dei più grandi produttori di olio di palma al mondo, in seguito alla nostra pressione, ha pubblicato a fine anno un piano d’azione dettagliato per mappare e monitorare i propri fornitori. 

Voi siete stati al nostro fianco quando abbiamo occupato una sua raffineria in Indonesia e ostacolato le operazioni di trasporto e attracco di una nave carica di prodotti a base di olio di palma in Europa . C’eravate anche quando abbiamo protestato per ore davanti allo stabilimento italiano di Mondelēz, uno dei principali clienti di Wilmar, che da noi produce Cipster e Ritz.

  • Abbiamo difeso il diritto di respirare

All’inizio del 2018 ci è toccato raccontare qualcosa che avremmo preferito non vedere: la casa automobilistica Volkswagen è finita al centro di uno scandalo per aver effettuato dei test sia su persone che su animali nel tentativo di dimostrare che le emissioni dei diesel sono sicure. Abbiamo raccontato in un video che ha fatto il giro del mondo quello che stava accadendo: l’ennesimo imbroglio per farci abboccare all’idea che esistesse un diesel “pulito”.

Che il diritto a respirare aria pulita sia di vitale importanza lo abbiamo ribadito tutto l’anno: siamo andati a monitorare la qualità dell’aria delle scuole di alcune delle città più inquinate d’Italia (Roma, Torino, Palermo e Milano) e abbiamo scoperto che in 39 casi su 40 c’erano concentrazioni di NO2 superiori alle soglie individuate dall’OMS per la protezione della salute. Abbiamo aderito a diverse iniziative sulla mobilità sostenibile, anche insieme ai ciclisti, stilato una classifica delle città più sostenibili in Europa e pubblicato uno studio che ci dicesse come e quando uscire dall’era della macchine a benzina e gasolio.

  • Ci siamo battuti per l’Antartico

Il 2018 è stato anche l’anno del nostro “ritorno” in Antartide: una nostra spedizione ha documentato tutto ciò che accade nelle acque attorno al Polo Sud , per spiegare come la pesca indiscriminata al krill, piccolo crostaceo alla base di molti integratori di omega3 e mangimi animali, sta minacciando la sopravvivenza di un intero ecosistema e dei suoi abitanti: balene e pinguini.

La vostra partecipazione ha dato i suoi frutti: in seguito alla nostra mobilitazione la maggior parte delle compagnie che pescano krill in acque antartiche ha annunciato di voler fermare volontariamente questa attività in vaste aree attorno all’Antartide.

Non è andato tutto a gonfie vele: al momento dell’ultima riunione della Commissione per la conservazione delle risorse marine dell’Antartide (CCAMLR), nonostante 22 Paesi abbiano supportato il progetto per l’istituzione del santuario marino più grande del Mondo in Antartide, Russia, Cina e Norvegia sono riuscite a bloccare la proposta. Ma se ci conoscete bene, sapete che non ci arrenderemo per questo.

  • Abbiamo convinto Generali a mollare il carbone

Un’altra battaglia importante, in quest’anno di intenso dibattito sul clima, è stata quella per chiedere alle Assicurazioni Generali di smettere di assicurare impianti e miniere a carbone, e di fermare tutti gli investimenti in quella che è la fonte fossile più inquinante in termini di emissioni di CO2. Generali infatti, forniva copertura assicurativa e finanziaria ad alcuni dei più inquinanti impianti d’Europa. Noi siamo andati a rovinargli la festa proprio il giorno dell’assemblea degli azionisti, ma voi avete firmato in decine di migliaia per chiedere un cambiamento e alla fine abbiamo vinto: a fine novembre Generali ha deciso di aggiornare la propria “strategia sui cambiamenti climatici con un piano operativo che punta a ridurre con coraggio la sua esposizione verso il carbone.

  • La lotta contro i maxi allevamenti

Gli impatti legati agli allevamenti intensivi sono insostenibili. Per questo abbiamo deciso di parlarne e in tanti ci avete sostenuto sin da subito unendovi alla nostra richiesta, indirizzata alla UE e al Governo, di mettere fine ai sussidi che sostengono la produzione intensiva di carne e prodotti lattiero-caseari e di incrementare invece sussidi e adottare politiche che promuovano la produzione di alimenti da aziende agricole ecologiche e locali. Un passo dovuto per un clima migliore, per la salvaguardia delle foreste e della biodiversità, per consumare e inquinare meno acqua, per il benessere degli animali, per avere a disposizione più cibo e per una salute migliore.

  • Abbiamo difeso il clima

Di clima e cambiamenti climatici, riscaldamento globale, emissioni, ne parliamo tutto l’anno, da sempre… e anche questo 2018 non abbiamo fatto eccezioni. Ne abbiamo parlato a 360 gradi, soprattutto verso la fine dell’anno: non solo perché è proprio a dicembre che si è tenuta la COP24, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima, ma anche perché è spesso nei momenti più critici dell’anno dal punto di vista “meteo” che ci accorgiamo di quel che accade al nostro Pianeta.

Maltempo, bombe d’acqua, ondate di calore. Tutti sappiamo che si tratta di cambiamenti climatici e che non possiamo più nasconderci: il Pianeta ci chiederà presto il conto del trattamento fossile, inquinante, miope ed energivoro che gli riserviamo. Nel mondo le persone sono scese in strada a marciare per il clima, hanno denunciato governi troppo poco operosi per rispettare gli accordi di Parigi, e in tanti, anche giovanissimi come Greta, la studentessa di 15 anni che è salita sul palco della COP24 contro l’indifferenza dei potenti riguardo le disuguaglianze climatiche e sociali nel mondo, hanno cominciato ad alzare la testa.

Insomma, ne abbiamo fatte delle belle quest’anno. La buona notizia è che potremo fare ancora molto nel 2019, perché di motivi “per continuare a sperare”, come cantava Lucio Dalla, ce ne sono ancora moltissimi. E sono tutti nella bellezza di questo mondo!

Grazie a voi di esserci stati.

Sumatran Orangutan. © Will Rose