Corsa al petrolio

Pagina - 2011-01-03
Mentre gli impatti dei cambiamenti climatici nell’Artico sottolineano l’urgenza di ridurre le emissioni di CO2 causate dall’uso di combustibili fossili, i governi hanno lanciato una corsa per accaparrarsi i “diritti” a estrarre il petrolio (o gas) che potrebbe nascondersi sotto i ghiacci. Sembra che per molti la distruzione dell’ecosistema dell’Artico sia solo un’ottima occasione per far soldi, pompando altro petrolio per distruggere il clima, invece di investire su fonti energetiche rinnovabili e pulite.

I leader del Pianeta devono affrontare un test d’intelligenza: pompare fuori e bruciare combustibili fossili, accessibili solo grazie al cambiamento climatico che scioglie i ghiacci, o proteggere l’Artico e dargli la possibilità di adattarsi agli impatti già notevoli, attuando al contempo politiche domestiche e internazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra?

Al momento, lo scioglimento dei ghiacci ha dato il via agli studi sui fondali in cerca dell’oro nero: in pratica, ogni Paese cerca di “dimostrare” la continuazione della sua piattaforma continentale fino al Polo Nord, per accaparrarsi le risorse dell’Artico.

Stati Uniti, Canada e Russia hanno attivato rompighiaccio, sottomarini e… primi ministri, per affermare i rispettivi “Diritti di sovranità”; gli altri Stati dell’area (ad esempio del Nord Europa e, quindi, anche l’Ue) naturalmente non stanno a guardare.

Lo sfruttamento del petrolio che, si sostiene, sia presente sotto i ghiacci dell’Artico è una pericolosa minaccia alla sicurezza mondiale: identificato come un pericolo reale per la pace, ha già causato notevoli discussioni in sede NATO e un aumento delle spese militari “dedicate” all’area da USA, Canada, Russia e altri Paesi.

Dobbiamo intervenire subito per impedire che nell’Artico si accenda una nuova “guerra fredda”.

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